Vero Triduo Pasquale: pasqua rituale, pasqua escatologica, pasqua ecclesiale


testo di  Andrea Grillo


 

Il progetto scultoreo di Luca Cavalca  trae spunto e ispirazione da una svolta ecclesiale e spirituale di prima grandezza: recuperare i “tre giorni” centrali dell'anno liturgico dalla decadenza da cui erano stati afflitti in lunghi secoli di incomprensione, di lettura unilaterale e non unitaria. Una incomprensione che non ha impedito il fiorire di tante forme di spiritualità, di arte, di devozione, di preghiera e di meditazione. Ma che pure oggi dobbiamo riconoscere nei suoi limiti e cercare di superare, con delicatezza e con finezza.

 

Da tanto tempo, infatti, non sapevamo più comprendere appieno la famosa pagina di Agostino e la sua bella definizione del “triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto”. Tre giorni, dunque, con queste caratteristiche impressionanti. A che cosa potevano ormai corrispondere, nella nostra sensibilità e nella nostra immaginazione? Nella tradizione medioevale, e poi largamente in quella moderna, l'assetto della Pasqua si era adattato ad un “doppio triduo” (quello della passione e quello della risurrezione) che avevano generato un fenomeno assai problematico, ossia la separazione quasi irrimediabile tra croce e sepolcro vuoto. Una intera epoca di rappresentazioni e di azioni, di immaginari e di spiritualità, di pratiche e di devozioni, poteva iniziare ad essere riletta e riformulata, sulla base di una lettura più profonda e più potente.

 

Si tratta, in sostanza, di “fare Pasqua” non su uno, ma su tre giorni. E di articolare la Pasqua su tre livelli, tra loro interconnessi e corrispondenti ai “tre giorni”, purché calcolati “all'antica” - ossia da tramonto a tramonto, “e fu notte e fu mattino: primo giorno” - e così accuratamente ricostruiti:

 

- primo giorno del triduo (da dopo il tramonto del giovedì al tramonto di venerdì): memoria della pasqua rituale nell'ultima cena e della pasqua storica del crocifisso

 

- secondo giorno del triduo (da dopo il tramonto del venerdì al tramonto del sabato) : la comunione con la morte e con tutti i defunti della pasqua escatologica

 

- terzo giorno del triduo (da dopo il tramonto del sabato al tramonto della domenica): è la pasqua ecclesiale, è il risorgere della ecclesia, che può tornare a celebrare il battesimo e l'eucaristia.

 

Si possono osservare alcune cose, a questo proposito, che consentono di rileggere l'opera di Luca Cavalca come una ermeneutica del mistero pasquale che muove dall'azione liturgica.

 

a) all'inizio e alla fine troviamo l'eucaristia: all'inizio come pane spezzato e calice condiviso, alla fine come unità del popolo di Dio e del corpo di Cristo. E' il senso più anico e più profondo di eucaristia, che si compie nel “corpo mistico” della Chiesa.

 

b) la luce della croce vuota e il silenzio del sepolcro pieno sono al centro del “sabato”, giorno di mezzo, mediazione delicatissima tra la “storia finale di Gesù” e la “inaugurazione della vita nuova”.

 

c) la potenza del “crocifisso ligneo” di Luca Cavalca orienta il Triduo ad una sintesi tra silenzio mistico e azione rituale. La potenza della croce, nel “respiro” del Figlio verso il Padre, sacrificio di lode del Capo del Corpo che è la Chiesa.

 

Lo scultore che “mostra” la verità del Triduo si è messo al servizio della Riforma Liturgica. Questa grande “traduzione della tradizione” - iniziata già da Pio XII con la riforma della veglia pasquale e poi di tutta la settimana santa e compiuta dalla Riforma complessiva voluta da Giovanni XXIII e Paolo VI, ad inspirazione e in esecuzione del Concilio Vaticano II - ha oggi urgente bisogno del magistero degli artisti. Una rilettura della esperienza spirituale cristiana, così come auspicata dal Concilio Vaticano II, non può essere assicurata soltanto dalla dedizione dei pastori o dalla riflessione dei teologi. Invoca anche ed essenzialmente la docilità e l'ispirazione di coloro che, con un gesto creativo, diano forma attendibile e figura indimenticabile alla sequenza rituale restaurata nella sua antica potenza.

 

Celebrare la Pasqua, prima su tre giorni, nel Triduo, e poi su cinquanta, fino a Pentecoste, è riforma di Chiesa, ripensamento di etica, rilettura di storia e riapertura di vita. Se il sacramento è “forma visibile” della grazia invisibile, tale sua visibilità ha bisogno di immaginazione e di sogno, di slancio e di silenzio, di forma e di informe. L'itinerario di Luca Cavalca, che va dal corpo di Cristo sacramentale al corpo di Cristo ecclesiale, attraversando la croce e il silenzio, la luce e la tenebra, è forma adeguata e riforma gustosa di questo itinerario personale e comunitario, che di anno in anno si rinnova, e che trova ora nella azione rituale riformata – prima da Pio XII e poi da Paolo VI, dopo il Concilio – il contesto adeguato alla sua rinnovata ricchezza.


Descrizione immagine
Descrizione immagine

Primo giorno:

In pochi, icastici tratti l’essenziale: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi”.

 Una profonda croce segna il Pane, a partire dal cuore di Cristo. L’Eterno fluisce nel tempo a partire dal dono di Sé.

Una profonda croce è il senso del Pane, a noi consegnato come memoriale.

Cioè, “sempre-adesso l’irripetibile” (H. U. von Balthasar).

Gesù è l’Agnello pasquale immolato, che compie il vero riscatto del popolo dalla schiavitù del male: compimento di antiche promesse, Realtà di figure simboliche.

Gesù è il Buon Pastore che va in cerca della pecora smarrita -noi tutti- e ritrovatala se la carica sulle spalle per ricondurla a Casa.

Il Buon Pastore dà la vita per le sue pecorelle, l’Agnello-Pastore ha il cuore trafitto: Mi ha amato, e ha dato se stesso per me (Gal 2,20).

La Via mette in cammino i discepoli: “Fate questo…”, donate voi stessi, fino alla fine dei tempi.

Annunziamo la morte del Signore finché egli venga, ogni volta che spezziamo questo pane.

Di generazione in generazione, come un rito perenne che percorre i secoli. E fa di noi, che mangiamo un solo pane, un corpo solo.


suor Maria Maura, monaca benedettina del monastero Mater Ecclesiae sull'isola S. Giulio (NO)


Descrizione immagine

Secondo giorno:

Ha preso su di sé la nostra umanità, per poter affrontare e vincere la nostra morte.

La croce, il sepolcro, la pietra a sigillo: lo strazio dell’agonia si placa nella maestà della morte.

Sì, tutto è compiuto ma non è tutto finito.

 Il tempo scorre uguale a se stesso, ma ancora per poco: il chicco di grano caduto in terra morendo germina vita nuova, Vita viva.

La Luce ha inondato le tenebre, il Cristo sepolto è disceso agli inferi.

Si spezza il fluire del tempo: la pietra è rotolata via, il sepolcro è vuoto. È la Pasqua del Signore. Poi tutto riprende il suo corso. Continua il dolore, nel tempo. Il modulo del sepolcro si ripresenta, nella vita di tutti. Continua la morte a scandire il tempo.

Eppure nulla è più come prima: è Suo il nostro morire.

È nostra la sua sepoltura, presagio di gloria, attesa di luce, silente fluire all’abbraccio del Padre. 



suor Maria Maura, monaca benedettina del monastero Mater Ecclesiae sull'isola S. Giulio (NO)


Descrizione immagine

Terzo giorno:

Pasqua del Signore, vita del mondo.

La Luce ha squarciato le tenebre, il Cristo risorto pervade il fluire dei tempi.

E noi, così come siamo, camminiamo nella Sua luce, respiriamo il suo Spirito, siamo dimora del suo Amore. Chi inconsapevole, chi distratto o refrattario.

Tutti amati, tutti chiamati ad essere viventi per Dio in Cristo Gesù.


suor Maria Maura, monaca benedettina del monastero Mater Ecclesiae sull'isola S. Giulio (NO)



 

ultima cena

terra cotta e oro

170 cm x 40 cm

hoc corpus

gesso 

180 cm x 58 cm

discesa agli inferi

gesso

 180 cm x  58 cm

resurrezione

gesso

180 cm x 58 cm